Summa Teologica - I-II |
In 2 Sent., d. 27, q. 1, a. 4; a. 5, ad 3; In 3 sent., d. 18, q. 1, a. 4, sol. 1; d. 19, a. 1, sol. 1; C. G., III, c. 149; De Verit., q. 22, a. 6; In Ioan., c. 10, lect. 4; In Ephes., c. 2, lect. 3
Pare che uno possa meritare a se stesso la prima grazia.
1. Come insegna S. Agostino [ Epist. 186,3 ], « la fede merita la giustificazione ».
Ma un uomo viene giustificato dalla prima grazia.
Quindi un uomo può meritare a se stesso la prima grazia.
2. Dio dà la grazia solo a chi ne è degno.
Ma uno non può essere degno di un dono se prima non lo ha meritato a rigore di giustizia.
Perciò uno può meritare in tale modo la prima grazia.
3. Presso gli uomini uno può meritare un dono ricevuto in precedenza: come chi ha ricevuto un cavallo dal suo padrone, può meritarlo usandone bene a servizio del padrone.
Ma Dio è più generoso degli uomini.
Quindi a maggior ragione uno può meritare da Dio, con le opere successive, la prima grazia ricevuta in precedenza.
La nozione di grazia è incompatibile con quella di mercede, secondo le parole di S. Paolo [ Rm 4,4 ]: « A chi lavora il salario non viene calcolato come un dono, ma come debito ».
Ora, quanto l'uomo merita è calcolato come mercede del suo operare.
Perciò egli non può meritare la prima grazia.
Il dono della grazia può essere considerato sotto due aspetti.
Primo, sotto l'aspetto di dono gratuito.
E da questo lato qualsiasi merito è incompatibile con la ragione di grazia: poiché, come dice l'Apostolo [ Rm 11,6 ], « se una cosa deriva dalle opere, non è per grazia ».
- Secondo, può essere considerato rispetto alla natura del dono stesso.
E anche da questo lato la prima grazia non può essere meritata da chi non è in grazia: sia perché sorpassa la capacità della natura, sia perché prima della grazia, nello stato di colpa, l'uomo trova nel peccato un ostacolo a meritarla.
- Quando poi uno è in grazia, la grazia che ha già ricevuto non può essere meritata: poiché la mercede è un risultato dell'operazione, mentre la grazia è il principio, o causa, di ogni nostra opera buona, come sopra [ q. 109 ] si è spiegato.
Che se poi uno merita un altro dono gratuito in forza della grazia precedente, esso non sarà il primo.
Perciò è chiaro che nessuno può meritare la prima grazia.
1. Nel libro delle Ritrattazioni [ 1,23 ] S. Agostino dichiara che egli per un certo tempo si era ingannato credendo che l'inizio della fede venisse da noi, il compimento invece da Dio: opinione che egli ritratta.
E alla suddetta posizione sembra vada riferita la frase: « La fede merita la giustificazione ».
Se invece riteniamo, come siamo tenuti a credere, che l'inizio della fede deriva in noi da Dio, allora è chiaro che l'atto stesso della fede segue la prima grazia, e non può meritarla.
Perciò l'uomo è giustificato dalla fede non nel senso che meriti la giustificazione col credere, ma per il fatto che crede mentre viene giustificato: poiché nella giustificazione dell'empio si richiede, come si è visto [ q. 113, a. 4 ], un atto di fede.
2. Dio dà la grazia solo a coloro che ne sono degni.
Non però nel senso che costoro ne siano già degni prima, ma nel senso che li rende degni lui stesso, « che solo può trarre il puro dall'immondo » [ Gb 14,4 ].
3. Tutte le opere buone dell'uomo derivano dalla prima grazia come dal loro principio, mentre non derivano da alcun dono umano.
Perciò il confronto fra il dono della grazia e i doni umani non regge.
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